Grazie alla President0 per il titoloe l’ispirazione
Dovevo lavorare, perché stamattina sono stato visitato da una grazia che non conoscevo da tempo, e la cui assenza mi stava sfiancando. Ora, so bene che la parola “ispirazione” può suonare ridicola in bocca a un semplice scrittore per ragazzi, ma davvero non saprei come definire altrimenti ciò che mi ha assalito al mio risveglio, stamattina. All’improvviso sapevo cosa scrivere: le bonacce dei mesi scorsi erano superate, e non vedevo l’ora di cominciare. La cosa mi ha sorpreso, naturalmente, poiché mi ero addormentato nel grembo di un farneticante punto interrogativo e tutto lasciava prevedere che oggi avrei passato la giornata a liberarmi dal suo ingombro madornale. Invece stamattina mi sono svegliato e lo scroscio rovesciatomisi addosso ieri sera è immediatamente defluito nella sola direzione in cui, da problema, o disturbo, o turbamento, poteva trasformarsi in soluzione, e prima ancora di rendermene conto mi sono ritrovato al computer, risucchiato nel caro vecchio ottovolante delle parole che scivolano via da sole. Una sensazione di rara leggerezza mi ha accompagnato per tutta la giornata, mentre le pagine cominciavano ad accumularsi e io ritrovavo quella voglia di scrivere che avevo smarrito – scrivere senza fermarsi per rispondere al telefono, per mangiare o per pensare ai casi propri, senza preoccuparsi d’altro che di continuare a tirar su il grosso pesce che ha finalmente abboccato.
Copertina del libro. Il protagonista fa lo scrittore di libri per ragazzi
Dal 19 gennaio, giorno precedente all’insediamento di Ciomp e data del mio ultimo post sul blog, son già passati buoni buoni un paio d’anni e di stagioni.
Lo scroscio rovesciatocisi addosso, per usare le parole di Veronesi, è di portata tale che, per un essere umano normale, piccolo e insignificante, è impossibile definire. Certamente sufficiente a inibirne la creatività, ma anche semplicemente il pensiero, e per un tempo indefinito.
Mentre guardiamo in tempo reale pezzi di mondo rovesciarsi da tutte le parti, scacchiera devastata dal famoso piccione, diventa difficile pensare altro, concentrarsi su cose di senso, qualcosa che resti e ci tenga ancorati qui, al piccolo mondo, al nostro presente e qualcosa che ci proietti nel futuro. Futuro che non è mai stato così spaventoso, brutto che non si può guardare: influencers di kit di sopravvivenza, autoritarismo + militarismo a schiovere, parole di guerra e neanche un bunker per scamparle, morte della ragione e della pietà, fine di senso.
È tutto così difficile
Eppure ognuno troverà il suo rifugio. Parole disarmate, abbracci sinceri, arte che resiste alle dis-intelligenze artificiali, pagine colorate, fragole, foto, giardini, prati in fiore, ruscelli, pioggia che batte sui vetri, profumi, rugiada, pane, olio, rose, tè verde e anche miele
e lo scroscio rovesciatomisi addosso... è immediatamente defluito nella sola direzione in cui, da problema, o disturbo, o turbamento, poteva trasformarsi in soluzione, e prima ancora di rendermene conto mi sono ritrovato al computer, risucchiato nel caro vecchio ottovolante delle parole che scivolano via da sole
Non sto scrivendo sul blog, né avendo idee brillanti. Come tutti, sono molto presa dal terrore internazionale che prenderà corpo e ciuffo lunedì🥭. Il Monday più Blue della storia dell’umanità.
Gli Incommentabili
Ma non parliamone, almeno non direttamente.
Indirettamente, però, l’allineamento delle “stelle” ormai nere del tech nella galassia trumpiana sta provocando un discreto fermento (positivo e ovviamente negativo) nel mondo dei social media.
La galassia tecnofà – Cimps & Ciomp
Per quanto riguarda Threads, molti hanno annunciato l’addio, temporaneo o definitivo, alle piattaforme Meta in occasione dell’inauguration day più nero di sempre. Bluesky si candida a essere il maggiore beneficiario della fuga, cosa che non potrò documentare perché, piuttosto che riprovare, divento questo personaggio qui⤵️, George Guido Lombardi, l’amico italiano di Musk e Rubio che purtroppamente imperversa nei nostri talk show
Negli stessi giorni un gruppo di personalità rilevanti in diversi campi, ha dato vita alla campagna di raccolta fondi FREE OUR FEEDS per creare
un intero ecosistema di app interconnesse e diverse aziende che hanno a cuore gli interessi delle persone. Free Our Feeds creerà una nuova fondazione indipendente per contribuire a rendere possibile tutto questo. Non si tratta solo di rafforzare una nuova piattaforma di social media. La nostra visione offre un percorso verso un ecosistema di social media aperto e sano che non può essere controllato da nessuna azienda o miliardario
Nella settimana in cui invece TikTok potrebbe diventare indisponibile negli Stati Uniti, il miliardario Mark Cuban ha annunciato di voler finanziare sviluppatori e start-up in grado di costruire un’alternativa al social cinese sul protocollo AT, quello di Bluesky, per capirci. Qui il pezzo di Franz Russo
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Purtroppo non so una mazza di Fediverso e neanche di protocolli, non ho mai voluto né vorrò saperne niente di TikTok, quindi, per adesso, mi limito ad aggiungere link e notizie che a qualcuno potrebbero essere sfuggiti nel flusso dei social media.
–Foto–
Settimana di sconvolgimenti anche per Instagram, che, da una parte ancora sogna di attirare utenti orfani di TikTok, dall’altra vive una crisi d’identità ormai irrisolvibile:
non è più (per sua volontà) una piattaforma per foto e, per i video, le vengono preferite altre opzioni.
Comunque Instagram ci prova e tra ieri e oggi quasi tutti ci siamo svegliati con un aspetto del profilo molto diverso: le anteprime dei post non sono più quadrate, ma in formato 3:4. Questo ha scombinato anche griglie perfettamente curate e, addirittura i post già in verticale ma in formato 4:5 (unico verticale concesso), apparivano improvvisamente allungati e con un effetto un po’ innaturale.
Mi rendo conto che, fino a qui, ho parlato solo di cose per cui non provo alcun interesse, entusiasmo o attrattiva, ma d'altra parte si tratta di notizie della settimana 🥹
Pur essendo dentro la versione Beta da tantissimi mesi, non ho mai provato a postare: l’interfaccia è bellissima e molto elegante, caratteri mi pare illimitati, una griglia stupenda tipo Portfolio, molte funzionalità in arrivo, anche se il team di sviluppatori è molto piccolo. Tengono tantissimo a questo progetto, sono convinta che faranno del loro meglio.
Io non posto solo perché non sono *affatto* fotografa, ho un cellulare vecchio che fa foto di m e quindi un bel po’ mi vergogno. In più, per adesso, mi parrebbe assai fuori luogo postare di skincare. Quando e se diventerà un po’ meno “per bravi fotografi“, sarà l’opzione migliore per chi ama le immagini e detesta i video, eccomi🙋♀️. Può essere anche una specie di blog per il gran numero di caratteri che consente (sempre se ho capito bene). Qui il loro sito e qui la loro pagina Substack per restare aggiornati.
-Blog-
Mi pare di aver riportato tutto senza dire niente di personale, che invece era l’intento di quando ho cominciato a scrivere. Eterogenesi dei fini. Volevo per esempio parlare della mia ossessione per una griglia di immagini “coerente” sia quando postavo su Instagram sia, a livello di idea, per il blog.
Purtroppo, sul blog, l’altra mia ossessione, quella per le notizie, ha prevalso e me ne sono parecchio infischiata delle immagini e della coerenza estetica. Quindi ho preso uno dei tanti scarabocchi fatti negli anni con Canva e l’ho piazzato lì.
Ma, se proprio devo trovare il solito responsabile, anzi, lo voglio: è tutta colpa di Meta se ho iniziato a postare immagini del piffero sul blog quando mi ha disabilitato il profilo per boh 4/5 giorni. Peròperò, per lo stesso motivo, ho anche ricominciato a usarlo, quindi alla fine torti e •involontarie• ragioni si equilibrano ⚖️.
Per quel che riguarda questa pagina, sto cercando la soluzione migliore, più bella, più adatta a essere gestita dal cellulare, più economica (insomma, sì: sono un po’ incontentabile) per portarla avanti. Quindi affogo in un mare di deduzioni e controdeduzioni che finora non mi hanno portato a una decisione. In compenso mi han portato via un po’ di tempo, di attenzione e di argomenti.
Di questo e dello scrivere per sé (o per gli altri) vorrei parlare in un altro post👋
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Mentre chiudo e mi accingo a pubblicare ed è domenica 19 gennaio, lo psicodramma di TikTok prosegue. Ho la “fortuna” di guardare senza coinvolgimento, ma comprendo benissimo la frustrazione e lo sconforto di chi si sente privato di uno strumento su cui ha investito tempo ed energie. La situazione al momento negli Stati Uniti. Coi democratici a chiedersi dove abbiamo sbagliato, cosa, chi (ora non ritrovo il post) dato che è stato Trump a chiedere il bandoe ora riesce a farsi passare per il salvatore.Un capolavoro di gaslighting e propaganda con pochi precedenti.O forse no
È brutto prevedere le cose, soprattutto se succedono “prima”*. E con una portata e una risonanza mondiali di cui solo Repubblica (sigh), nel momento in cui scrivo, non si sta occupando. Forse perché il suo proprietario è entrato nel board di Meta con le nuove nomine di cui ho parlato nell’ultimo post?
Non vorrei riassumere tutto quel che è capitato ai social di Meta (per ora, scrivendo dall’Europa, principalmente al suo proprietario) nell’ultima settimana, anche perché mi disgusta abbastanza e poi chi è su Threads saprà già tutto.
Basta, perché le cose sono talmente in movimento che la fotografia di un istante rischia di avere poco senso.
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Ho aperto la pagina sul blog, ormai nel lontano 2023, per avere il mio social personale. Il mio Instagram, con una griglia per le foto e tanto spazio per il testo.
Fun fact: l’avevo aperto per parlare di skincare, del mondo dei cosmetici, le storie dei marchi che amo, i movimenti delle aziende e le acquisizioni del settore. E poi per parlare di libri, link a lunghi articoli meditati, di natura, di poesia.
Ma appunto, l’urgenza degli eventi e il dover costantemente spostare la propria presenza online, negli ultimi due anni, mi ha un po’ travolto. Tant’è che è diventato, quasi mio malgrado, tutt’altra cosa rispetto a quel che avevo in mente.
Confesso che in alcuni momenti sento un bel po’ di nostalgia del parlare di skincare, un mondo non certo isolato, ma al riparo dagli orrori che purtroppo costantemente ci travolgono.
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Una bellissima intervista di Mattia Insolia a Stephen Markley, autore di Diluvio, su Domani, riporta questa sua frase:
Volevo riprodurre la cacofonia in cui siamo immersi, in cui viviamo tutti, tutti i giorni. Il forte, costante bombardamento d’informazioni che non ci permette neanche di elaborarlo, quel che ci viene schiaffato davanti agli occhi. E da qui credo derivi il senso di confusione e sopraffazione perenne. Il nostro cervello, da un punto di vista biologico, non è programmato per processare una quantità tale di input e notizie. Abitiamo in un Tempo frammentato, e questi frammenti ci volano continuamente davanti agli occhi.
Una sopraffazione che è anche la mia, in questo momento distopico e altamente disturbante. Per questo avverto, in alcuni momenti, la necessità di rifugiarmi in un mondo “altro” e non credo di dover essere biasimata se a volte non ce la faccio.
Spero di poter tornare alla versione del blog che avevo in mente. Il posto in cui sfuggire. Di trovargli una veste grafica, una piattaforma e una struttura all’altezza dell’idea.
Ma il posto in cui (s)fuggire, il mio Instagrampersonale, almeno come idea, c’è. Non so, non credo che mi costerà poi tanto abbandonare i social di Meta se il clima dovesse diventare irrespirabile, lo schifo sopraffarmi.
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Nel frattempo, chiudo con alcune letture lunghe che io stessa non vorrei perdere nei meandri della rete o nel caos dei segnalibri:
Proprio oggi sul sito di Repubblica c’è un’altra intervista a Stephen Markley, di Enrico Franceschini, più focalizzata sugli incendi di Los Angeles e il *prevedere scenari apocalittici che purtroppo si verificano prima del previsto
Altre letture lunghe sul nostro presente distopico:
L’editoriale di Ezio Mauro sulla nuova /tecno/destra in America e nel mondo, che vuole disfarsi della democrazia così come la conosciamo:
L’obiettivo è la fuoriuscita dall’alveo della cultura liberal-democratica, che fino a oggi è stata comunemente considerata come l’ispirazione e l’espressione della democrazia reinsediata grazie alla sconfitta dei fascismi, e il superamento di quello spirito costituzionale che ha dato forma alle istituzioni del dopoguerra, nel rispetto del diritto ristabilito e dei diritti riconquistati.
Non sapevo che immagine mettere, ma ecco questa stupidina fatta con Canva
Ricapitolando: dall’arrivo di Musk alla guida del fu Twitter, abbiamo provato quasi ogni alternativa nella speranza di sfuggire alla catastrofe.
Se ripenso a quei giorni di fine 2022, le cose non apparivano così minacciose, non potevamo immaginarle così drammatiche come effettivamente sono oggi. Alcune voci isolate ci mettevano in guardia, con molta precisione devo dire, che sarebbe successo proprio quel che poi è successo: il film che abbiamo visto e non stiamo più vedendo solo perché X/fuTwitter non lo usiamo più. Non avevamo voglia di ascoltarle, allora.
…
Ho aperto Threads un anno fa con enorme scetticismo verso l’azienda. Tanti i motivi, ma certo il risentimento per la mia esperienza personale era forte. Tale la fiducia, che nella bio ho scritto “provvisoria”.
Fregatura, come ho già detto: l’app è veramente fatta bene: 500 caratteri, pensata per evitare conflitti e rompicojoni, strumenti efficaci di auto-moderazione, consente di costruirsi bolle omogenee. Proprio quel che andavo cercando.
…
Ma nessuno di noi poteva immaginare l’esito delle elezioni americane di novembre, tantomeno quel che ne è seguito (🧵di 3), Meta compresa:
Questo è l’articolo con lo scoop di Semafor sulle nuove nomine repubblicane a Meta
Qui l’articolo di Social Media Today che evidenzia come anche il vice di Kaplan sia Repubblicano e la “consulente generale Jennifer Newstead, è stata una delle principali consulenti legali del Dipartimento di Stato di Trump nel 2017”
Difficile dire l’impatto che queste nomine avranno sul funzionamento dei social di Meta, difficile anche pensare che non ne abbiano alcuno. Se dovessi citare un’azienda al vertice dell’inaffidabilità verso i suoi utenti, mi verrebbe proprio in mente Meta, che cambiò la destinazione d’uso d’un social nato per, e a cui ci si era iscritti per, *le foto* (Instagram) in una notte per trasformarlo in un Tiktok più patinato.
Quindi perché meravigliarsi se, dopo aver lanciato Threads, e reclutato utenti in tutto il mondo con la promessa di un social differente da X di Musk (e non lo aveva fatto prima della sua gestione), lo trasformasse in un cesso simile, sia politicamente che a livello di moderazione o scelte algoritmiche?
Di fatto ha raccolto utenti (e dati di utenti) con una promessa che queste nomine già smentiscono totalmente.
Meta fa salire persone stufe marce di Genova su un autobus di Genova a Genova verso una certa destinazione, poniamo Roma, ma durante il viaggio, all’altezza di Firenze, l’autista ha voglia di focaccia, fa inversione a U e le riporta al punto di partenza, Genova, da cui erano scappate
…che mi ha fatto venire in mente il blog di Cory Doctorow, colui che ha coniato il termine enshittification. Scrittore, attivista tecnologico, giornalista, più tutta una serie di cose, insomma un tipo abbastanza fondamentale su internet. Il suo blog è una miniera.
In questo articolo parla metaforicamente di incendi, uscite di sicurezza, effetto di rete, problema dell’azione collettiva. Un po’ lungo, ma vale la pena, fidatevi
sull’importanza di avere un blog o una newsletter, qualcosa su cui il singolo può esercitare un pieno controllo, in questi tempi di massima inaffidabilità delle piattaforme
Tradotto molto male dal traduttore di Chrome, ma comunque
“elaborare le cose sulla pagina mi aiuta a elaborare le cose nella mia vita”, “scrivere genera scrivere”, “l’atto stesso di scrivere è così importante per me che, anche se nessuno mi leggesse, scriverei comunque”
La mia stagione preferita, che va dalla fine dell’estate alle vacanze di Natale, sta per concludersi. Il resto dell’anno sarà tutta un’attesa per la prossima.
Forse è il caso di aspettare un po’ a pensarci🥹.
Infatti il tema del post, così come l’ho abbozzato in testa, è il divagare. Da Treccani:
Dall’autunno del 2022 è tutto un tentativo di non pensarci (non serve, per chi conosce le mie idee, specificare a cosa).
Dall’altra parte, è molto difficile per me staccarmi dalla lettura delle notizie. È anche molto difficile evitarle. E questo comporta tutta una serie di giramenti de cojoni e di amarezze a cui spero di diventar più brava a trovare antidoti.
Nel grande oceano dell’informazione, che -a prescindere- ci fa girare le balle, è tuttavia possibile scegliere il meglio (che è sempre soggettivo) e aggrapparsi forteforte al poco di bello che ancora c’è.
In quest’ottica, mi son scritta una serie di cose buone dell’anno passato. Disordinatamente, manchevolmente (di sicuro avrò dimenticato qualcuno, qualcosa: aggiungil* nei commenti). A qualcuno non interesserà, qualcun altro saprà già tutto, perché l*ammorbo sui social. A entrambi consiglio di fermarsi alla foto e amici come prima🤝.
Ma per tutti gli altri:
Gli organi d’informazione che ho letto più spesso
Partiamo da Domani, miglior giornale italiano a mio gusto personale. Quasi sempre gli scoop son partiti da loro, quasi sempre sono stati nel mirino del governo proprio per questa ragione.
Giornalisti, editorialisti e contributors che leggo volentieri: Francesca De Benedetti, Giovanni Tizian, Stefano Iannaccone, Marco Damilano, Michela Ponzani, Mattia Insolia, Gigi Riva, Nadia Urbinati
In quest’articolo, si ripercorre la strada di Domani nel 2024, con molti link, approfondimenti, inchieste, correlazioni, podcast, video, interviste. Monumentale e credo senza paywall.
Foto dall’articolo di Domani
Sito di news più consultato: LaRepubblica: mio giornale da tutta la vita, provo un affetto difficile da cancellare, soprattutto ora che ha cambiato direttore. I tempi gloriosi sono lontani, ma me la tengo per quella che è, anche qui, prendendo solo il meglio.
Il Manifesto e non solo per le memorabili prime pagine, di cui si parla letteralmente in tutto il mondo. Oggi, 1 gennaio, in home una raccolta dei migliori articoli del 2024.
ValigiaBlu per i suoi articoli di approfondimento accessibili a tutti. Vale sempre la pena di visitare il sito, ma anche di iscriversi alla newsletter settimanale, qui.
Menzione speciale per Dagospia, con cui condivido poco o niente nei modi, forse anche nelle idee, ma di cui ho apprezzato l’atteggiamento corsaro, proprio nel momento della genuflessione dei più: “Il successo di Dagospia? Ho un pessimo carattere che mi rende libero e stronzo. Quindi si attaccano al manganello e tirano forte” ⏩ link
Tra i successi dell’anno, certamente le inchieste di Fanpage, il coraggio del suo direttore Francesco Cancellato e la newsletter RUMORE che hanno lanciato subito dopo. Ci si iscrive qui: https://www.fanpage.it/rumore-newsletter/
La mia newsletter preferita è però Pubblico, quella di Fondazione Feltrinelli. Su Instagram è possibile seguire approfondimenti sui temi nazionali e internazionali, sul loro YouTube, rivedere conferenze e dibattiti con autori ed esperti.
Tra le riviste/magazine di attualità e cultura, menzione per RivistaStudio e LucysullaCultura entrambe hanno newsletter.
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Per quanto riguarda la TV, a casa mia LA7 vince a mani basse. Non guardiamo molto la televisione, ma spesso è lei.
Mi piace ricordare i programmi di Formigli: Piazzapulita e soprattutto le inchieste di 100mimuti, con Alberto Nerazzini. LaTorrediBabele di Augias, la bravura di Tiziana Panella, gli interventi di Scurati, Michela Ponzani, Roberto Saviano, Michele Serra, Ezio Mauro, Alessandro Barbero. etc etc: di TV ne sai sicuramente più di me. La conduzione estiva di InOnda a cura di Marianna Aprile, sempre più brava, e Luca Telese: loro la copertura del caso Boccia, che ancora non smette di donare.
Il coraggio di SerenaBortone su Rai3. Resistono, alive & kicking, sempre più isolate sulla morente RAI, le inchieste di REPORT.
Un po’ di TV, ma poca
Io comunque preferisco leggere; anche scrivere non mi dispiace, ma poi esagero.
Cos’è successo ai miei account Instagram & Threads?
NON NE HO IDEA
Ecco, il post potrebbe finire qua.
Uff😮💨: due giorni fa, mi sveglio e, come faccio sempre, controllo le notifiche. Threads o forse era Instagram (?) mi chiede delle cose strane, forse verifiche di accesso. Provo e riprovo e niente: mi hanno disattivato l’account.
Le sette di mattina e già un robusto giramento di coglioni.
Normalmente questa è una cosa che manda ai matti, terrorizza letteralmente, non solo chi dei social fa la vetrina del suo lavoro. Chi più chi meno, lo usiamo anche come bacheca di ricordi.
Tutto è così confuso, nebuloso nelle loro regole, nelle motivazioni e nelle procedure, che una persona normale li immagina, quelli di Meta, come la strega Amelia di Zio Paperone: nella grotta a rimestare con l’enorme cucchiaio il pentolone.
AmeliaMeta al lavoro.
“Chi facciamo incacchiare oggi”
“A chi vogliamo rendere la vita difficile con la nostra pozione magica della sparizione?”
Non riesco a ricordare una e una sola cosa che Meta abbia fatto a favore dei suoi utenti, anche se Threads è stato lanciato forse proprio con questa premessa: una sorta di riscatto d’immagine per l’azienda, l’ultima spiaggia, tentativo oserei dire disperato.
Ma sto divagando e questo non è un post per parlare male di Meta, voglio dire: risultati che parlano da soli🤪.
Non è neanche un post per lamentarmi: onestamente non me ne frega più molto e anzi, l’ho preso come un segno.
La prima volta sì e fu un vero trauma: tutto quel che avevo fatto fino al dicembre 2021 andò perso come lacrime nella pioggia nei fiumi di parole dei Jalisse.
Non è neanche che io sia speciale nella sfiga: ho letto centinaia di post su Threads solo quest’anno, lamentare disattivazioni, sospensioni, richiami, tutti senza ragione.
È un post per azzardare delle ipotesi, nella remota ipotesi che qualcuno mi/si chieda come e perché.
Tenuto conto che mesi fa mi hanno scritto per chiedermi di cancellare un commento che violava le regole della community (il commento? Era un cuore giallo, questo:💛, in risposta a una mia amica che aveva postato una composizione sui toni del giallo), a formulare delle ipotesi, si entra nel regno di Fantasilandia, perché onestamente dài.
Ma proviamoci lo stesso:
qualche cojone mi ha segnalato o fatto segnalare
qualche mia azione tipo cuore giallo è stata mal’interpretata dalle AI di moderazione
un bug dell’app quando si fanno alcune azioni (tipo aggiungere un account a un feed/lista). In effetti la finestra “vuoi aggiungere questo account al feed?” continua a riproporsi senza sosta, come un disco che s’impunta. Questo potrebbe aver inviato un feedback di comportamento anomalo e sospetto automatizzato
Tutto questo per dire: si può essere disattivati respirando a mani alzate in segno di resa. Non c’è niente che abbia un senso e ogni nostra azione, la più innocente, potrebbe farci finire nel pentolone di AmeliaMeta.
Si può usare un social media camminando bendati in un labirinto di uova, senza romperle e senza sapere neanche dove sono le uova?
Bah
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P.S.
poi mi hanno riattivato lo stesso pomeriggio, con una mail-di-tante-scuse “abbiamo sbagliato noi, ma dobbiamo sempre proteggere la community”.
Dai cuori gialli, probabilmente😐
Di fatto però ogni azione mi era impedita e compariva un messaggio, tipo “ora non puoi, fino al 30 dicembre”. Che sarebbe oggi.
Sento già salire l’enorme voglia che avrò da domani.
Non scrivo sul blog da più di un anno. La prima ragione è che la conclusione abbastanza traumatica della mia esperienza su Bluesky mi aveva portato a chiudere tutti i profili social o a renderli privati. In quel momento di rifiuto & furia, anche questo blog diventò privato.
Nel frattempo sono successe tante cose, non così significative, nel bene e nel male. Ma comunque Meta ha lanciato Threads in Europa lo scorso dicembre (2023). Avrei potuto starne fuori ma non l’ho fatto 🥹.
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Esperienza con luci e ombre:
Luci: il social è costruito molto bene, ha più caratteri degli altri (500), ci sono ottimi strumenti di auto-moderazione, come il “nascondi per tutti” riferito ai commenti importuni, “applica restrizioni” a un account, il solito mute: “disattiva aggiornamenti”, e l’immancabile “blocca”. Si ha la possibilità di rendere l’account privato. Tutto l’insieme tende a scoraggiare i rompicoglioni che si ritrovano a ragliare al vento e fa selezione. È possibile costruirsi una bella “community” qualsiasi cosa significhi e incrociare persone belle e stimolanti. È ottimo per le foto (resa migliore rispetto a Instagram) e i libri sono davvero molto amati.
~÷~
Ombre: la proprietà.
La genuflessione di Zuckerberg alla nuova amministrazione Trump ha fatto arrabbiare molti, soprattutto americani, che sono migrati su Bluesky (capisco ovviamente chi lo fa).
Sempre la proprietà scoraggia la condivisione di notizie e link o perlomeno non ne fa una priorità.
Sempre la proprietà fa gestire gran parte della moderazione e delle decisioni sulle sospensioni e disattivazioni degli account dalle AI di moderazione. Questo comporta tutta una serie di problemi enormi per chi usa i social per lavoro e si può ritrovare da un’ora all’altra senza account sulla piattaforma. Ma anche chi li usa per diletto e informazione, tipo me, che ieri mi son ritrovata disattivata senza ragione.
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Come chi legge questo blog sa, non è la mia prima volta (mi hanno tolto un account IG a dicembre 2021), anzi si può dire che quell’orribile esperienza sia stata per me rivelatrice: un punto di svolta per iniziare a interessarmi alle dinamiche degli algoritmi, al condizionamento delle opinioni, alla diffusione di fake news, teorie cospirative e manipolazione politica. È stata anche alla base della decisione di aprire finalmente il maledetto blog, questo, che tuttavia non ho mai preso seriamente.
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I motivi son tanti, per non averlo preso seriamente, dico, magari ci tornerò su. Ma in sintesi: la mancanza di tempo, impegno che non posso garantire e anche, non lo nascondo, il fatto che prima o poi si dovrà fare il passaggio a un piano a pagamento. Per avere più opzioni sui temi, per avere più spazio, per renderlo insomma qualcosa di simile a un progetto.
L’altra ragione è che, pagare per pagare, vorrei poter scegliere una piattaforma più flessibile di WordPress, con un’estetica più accattivante o più nelle mie corde e sto considerando GHOST.
Limite di Ghost, però: non ha un’app dedicata con cui poter scrivere e postare anche dal cellulare e con un’interfaccia semplice e versatile come quella di JetPack da cui vi sto scrivendo. Insomma, vedremo e lo saprete.
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Tornando a ieri e alla ragione per cui mi son decisa e ho rimesso mano a questa pagina: nella mia bio di Threads, ho scritto “provvisoria”, proprio perché conosco Meta, l’ho “subita”, so che è una piattaforma inaffidabile sotto molti aspetti e di cui possiamo valutare in parte il qui e ora, ma non immaginare come sarà in futuro, quando -per dirne una- cominceranno a monetizzare con gli annunci. |Comunque non è stato uno shock, diciamo|
Mi piacerebbe essere una di quelle persone che leggono tanti libri, fanno belle foto alle copertine. I libri son diventati oggetti di culto (è una cosa molto bella), curati nell’estetica non meno del packaging dei prodotti di skincare.
Purtroppo ho perso quest’abitudine. Sono una persona impaziente e distratta. Ho tanti libri a casa (maggior parte di mio papà) e molti e-book scaricati che mi aspettano. Alcuni anche di skincare. Ma dal momento di follia che mi ha fatto aprire il blog, ho avuto davvero poco tempo. Cioè il tempo che prima dedicavo a letture più rilassate, ora lo passo a scrivere minchiate assolutamente inutili come questa.
Mi lascio prendere dai suggerimenti di Google che sa come prendermi e mi propone cose che portano la mente lontana dalle italiche cronache (mascelle volitive e ciuffi fonati, fratelli, sorelle, cognati e giornalisti mariti della libertà di stampa).
A volte le posto su Bluesky che, essendo un social ancora in beta e a inviti, non è aperto a tutti (per fortuna 😅). Quindi ho pensato di copincollarne alcune qua, come lettura alternativa e di parziale evasione dalla stretta attualità.
Le foto all’interno sono davvero molto belle, spesso documenti storici che, da soli, valgono il click sui link.
Per questa “puntata” non ci sarà skincare, se non per il collegamento col gruppo LVMH⬇️
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Molte notizie da e su Milano, in questi ultimi giorni.
Sempre Wikipedia, affreschi del Luini all’interno del palazzo
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Al Mudec di Milano, la mostra su 🔗”Van Gogh, pittore colto” che mira a ricostruire i percorsi culturali di VG attraverso le sue letture e i riferimenti artistici
Interno di un ristorante, estate 1887
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🔗Sempre a Milano, questo articolo di AD riporta “12 perle di architettura“, più o meno note. Molte non le ho viste, pur avendoci vissuto per diversi anni.
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Passiamo a Venezia: molto bello questo 🔗pezzodi Vogue, pubblicato in occasione del 125esimo compleanno di PeggyGuggenheim (il 26 agosto, io l’ho visto dopo), ricchissima ereditiera, ma anche donna curiosa e intelligente, innamorata dell’arte e della bellezza, diventata presto crocevia di mondi diversi: arte, moda, design, gioielleria, letteratura. Mecenate, collezionista e musa, innamorata di Venezia, dove passerà gli ultimi 30 anni della sua vita avventurosa. 📸Foto stupende.
Folla di turisti a Venezia – immagino un carnevale- dal pezzo di Artribune
Chissà cosa penserebbe oggi Peggy Guggenheim che, cito dal pezzo precedente, ebbe a dire: “Non sono mai stata in una città capace di darmi lo stesso senso di libertà di Venezia. La gioia straordinaria sperimentata camminando senza essere tormentata dai pericoli del traffico è pari solo al senso di libertà che si gode vestendosi come meglio si crede: a Venezia si può indossare quasi tutto senza sentirsi ridicoli; anzi più i propri vestiti sono lontani dalla normalità, più sembrano adatti a questa città dove una volta il carnevale regnava sovrano”
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Torniamo a Milano: Vogue anticipa il centenario della nascita di MariaCallas che verrà celebrato anche a Milano. E pubblica 🔗questo pezzo sui suoi anni milanesi. Di grandi successi, esorbitante ricchezza e lussi. La ricca e raffinata Milano, artefice della sua trasformazione, anche fisica.
A me ha trasmesso un’enorme tristezza, nello sfarzo dell’altissima società dell’epoca, senso di vuoto di senso. A leggere il pezzo, e anche questo di Elle del 2017, era un mondo freddo, brutalmente superficiale.
Ma è un documento storico con molte foto che val la pena guardare, come tutti questi articoli.
Molte le risorse in rete per chi volesse saperne di più sulla Divina (prima di leggere il pezzo di V, non sapevo nulla) e molti i misteri tuttora insoluti.
Il banner di copertina, realizzato con Canva, mixa tutti gli elementi del post: arte, lettura, notizie e bellezza -> rappresentata dai gatti
•••
Bene o male, fine di questa prima puntata. Che probabilmente resterà anche l’ultima perché ho scoperto che a scrivere qualsiasi cosa serve un sacco di tempo, soprattutto per evitare di dire castronate.
Sono molto curiosa di conoscere le vostre letture di evasione, se sono leggere, meglio.
Un attacco di follia improvviso. Che spero mi passi
—–
Ho aderito alla call-to-action |prompt| ma in realtà pensavo a questo post da un po’.
Purtroppo son fatta in un modo per cui comincio a fare delle cose senza senso e senza direzione, per entusiasmo. E questo alla lunga si rivela un bel problema. Non riesco a calcolare in anticipo il tempo e le energie da mettere in campo e assai presto mi ritrovo svuotata e, se mi fermo a riflettere, mi assale la domanda: perché continuare?
Mi capiterà anche questa volta.
Post che ho realizzato qualche giorno fa con Canva per il mio account Bluesky
Questo post grafico/ironico rappresenta abbastanza bene il mio atteggiamento e probabilmente la mia personalità, anche sui social media. Sono una persona estremamente pacifica, odio i contrasti inutili, perdere tempo e innervosirmi senza ragione (cosa che su alcuni social, tipo twitter, più che una variabile è certezza quotidiana). Odio anche che i social mi rattristino e mi mettano di cattivo umore, quasi sempre vedi sopra.
Più volte mi è capitato di sentirmi dire: “beh se non ti piace (essere attaccata per qualsiasi sciocchezza), non dovresti avere un profilo sui social”. Come se, quindi, una certa quota d’odio e michiate da subire fosse inclusa nelle clausole d’iscrizione.
“non dovresti avere un profilo Twitter, ma un diario col lucchetto”.
Ora: il mio profilo Twitter ha da un po’ di settimane il lucchetto. Ma a me piacerebbe tanto prenderli in parola. E mettere il lucchetto ovunque, anche a questo stupido blog. E condividere i miei pensieri solo con poche persone selezionate.
Forse è carattere. Oppure la conoscenza dei socialmedia che ho acquisito in questi anni.
Immagine realizzata con Canva che rappresenta i social media
Non era facile, quando ci siamo iscritti, intuirne la pericolosità e le degenerazioni. Adesso sono sotto i nostri occhi e forse molti di noi sono atterriti dalla quantità di odio e cattivi sentimenti che riescono a veicolare. In questi includo anche l’arrivismo esasperato, l’assenza di scrupoli e la perdita di quel senso di umanità e solidarietà che avevamo: manchiamo spesso di riconoscere nell’altro una persona con sentimenti e fragilità, problemi -come tutti-.
Ho letto da qualche parte che criticare qualcuno che ha un’idea o fa una cosa è più facile che avere un’idea propria e realizzarla.
Questo “sentimento” di critica universale, purtroppo, non si rivolge verso i potenti e chi deve giustamente, per ruolo, essere sottoposto a pubblico scrutinio, ma verso altre persone come noi. Spesso più fortunate, più geniali o di maggior successo.
Quanto tempo sprecato!
E questo spirito di critica collettiva coalizza, fa branco, fa sentire in compagnia e fa sentire nel giusto.
Con la lodevole -e temo di temporanea bellezza- eccezione di Bluesky, i social sono diventati uno sfogatoio di frustrazioni, rancori e cattiverie. Tanto che i contenuti positivi, i contenuti-contenuti (cioè quelli che hanno qualcosa da dire a tutti e fanno bene) faticano a emergere. Li devi proprio cercare.
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Ho sempre amato molto scrivere. Forse più che leggere, ahimè. E l’ho fatto fin da piccolissima. Per mettere ordine nei pensieri e fermare cose.
In questo senso somiglia molto alla fotografia. Di un istante.
Ho avuto mille diari e fogli e cartoline e lettere scritte a mano, ne ho ricevute e le conservo. Ho avuto un blog, per qualche tempo e poi lo chiusi.
Immagine che ho costruito con elementi di Canva
Quando arrivò Twitter, mi iscrissi più per leggere le notizie (erano un po’ la mia ossessione) che per scrivere. Non mi è mai piaciuto stare su un palco perché sto bene nascosta e per i fatti miei. Quindi non riesco a capacitarmi -oggi- di aver superato a un certo punto la mia liguritudine per scrivere sui social.
Questo blog forse dimostra che non son mai più riuscita a smettere?🤔
Nell’ultimo anno ho sentito molto forte il bisogno di lasciare tutto. Staccare da tutto, lasciare indietro, lasciare macerie digitali dietro di me. Quanti rifiuti inutili!😜
Non ci sono riuscita. Finora.
So perfettamente che la qualità della mia vita, della vista e della cervicale migliorerebbero, ne sono certa. Finora mi ha fregato la voglia di scrivere
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Ma veniamo ai motivi -secondo me- per avere un blog, nel 2023. E fare quindi il tragitto inverso rispetto agli anni 10
È perfettamente possibile avere blog e social, beninteso. Soprattutto perché questi servono ancora a trovare persone simili o interessate ai nostri contenuti-contenuti
1) Ma i social hanno dimostrato, soprattutto negli ultimi due/tre anni di essere spesso il posto sbagliato. I socialnonsononostri, i contenuti che postiamo non sono più nostri, una volta pubblicati. Chiunque ne può fare quello che vuole. E il padrone della baracca può decidere in una notte di cambiare le regole, le impostazioni e perfino la destinazione d’uso della piattaforma. Un esempio è certamente Instagram che dal giorno alla notte ha deciso di non essere più un social di foto ma di video brevi (e piuttosto scemi). E ha incentivato tutti a postare i video brevi scemi.
A quel punto, come ho già detto nel primo post, o ti pieghi al supremo volere del Supremo Imperatore del social o te ne vai.
Anche i nostri dati non sono più nostri, ma questo aprirebbe argomenti-voragine su cui non sono preparata.
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2) sui social esiste tuttora il pericolo di perdere il proprioaccount dalla sera alla mattina. Perché disattivato (a discrezione dell’imperatore) o hackerato o altro. Quindi avere delle situazioni (blog) collaterali in cui salvare i contenuti è una buona/ottima idea.
Adesso molti social hanno attivato delle opzioni a pagamento, verificate, etc etc, che parrebbero garantire maggiore sicurezza e stabilità ai profili. Ma non sono affatto economiche, sono una bella sbatta, bisogna regalare dati e documenti all’imperatore e continuare comunque a sottostarne alle regole e ai capricci.
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3) sul tuo blog hai spazio e le regole le fai tu (infrangere la legge non credo sia contemplato neanche sui blog)
Non so quante volte mi sono scervellata sul conteggio caratteri per Instagram, sulle dimensioni delle foto (che devono essere proprio adatte alla misura dell’Imperatore), su una certa coerenza estetica del feed.
Nel blog ci sono testi e immagini, tutto può essere anche un po’ alla rinfusa. A chi piace, a chi no, amen. Puoi mettere in uno stesso post le foto quadrate, formato ritratto, 9/16, banner per blog, panoramiche, insomma senza limiti. Che pace e che libertà
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4) che pace e che libertà anche perché puoi approvare i commenti, la discussione è più lenta e dilatata. Non frettoloso botta e risposta, non algoritmo cercarissa. In più, lo spazio illimitato dà la possibilità di approfondire argomenti complessi e sviscerare meglio i ragionamenti. Presta meno il fianco a fraintendimenti e appigli per sviluppare controversie. Per carità, capiteranno persone da bloccare, ma con tutta la calma del mondo.
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Ho fatto questo enorme discorsone per dire che forse, in questo momento, i blog rappresentano l’ultima spiaggia (libera) della presenza online per condivisione di contenuti. Dopodiché, non ci resterà che tornare ai diari, col lucchetto, magari. Romanticismo vintage: pezzi di giornale, biglietti di treni e aerei, foglie secche, cartoline, fiori dell’estate disidratati, francobolli, polaroid
Fine
Composizione realizzata con Canva, ispirata all’idea del Diario
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Come contributo alla discussione e all’argomento, aggiungo l’ottimo🔗 post/articolo di Franz Russo, appena uscito su StartUpItalia, dove si occupa dell’evoluzione dei social negli ultimi mesi e delle esigenze degli utenti che sembrano andare in tutt’altra direzione.
Non ho capito molte cose di questi |prompt| che l’app Jetpack ci propone. Uno spunto per chi non ha idee? Un modo per creare comunità? Un modo per allenare le varie AI sulle base delle nostre risposte o un modo “gentile” per profilarci?😅🤪
Ma la cosa davvero irritante è il formato preimpostato della domanda che lascia un enorme spazio sopra e sotto di essa che non ho capito come modificare 🤷♀️
Però la domanda oggi casca proprio nel giorno giusto perché il mio condominio si è quasi svuotato. Ci sono molte case vacanza o seconde case, qui. Per la prima volta in due mesi ho dormito senza svegliarmi ottocento volte, stanotte e ho capito che la mia casa idealeNON è in un condominio.
Avevo in mente molte foto già viste della casa isolata ideale: prime fra tutte, quelle del fotografo artista Manuel Pita, in arte Sejkko, professore e scienziato, noto soprattutto per le sue Lonely Houses
Ma, forse diversamente dall’80% di chi sta sui social e su internet in generale, ho il terrore del copyright e non vorrei mai appropriarmi di meriti non miei. Per questo preferisco postare molti link e attribuire i crediti e al limite far conoscere gli artisti a chi ancora non li ha mai visti.
Quindi ho creato una mia immagine utilizzando gli elementi di Canva.
Questo non farà mai di me un’artista, però è molto divertente e un modo di esprimere il proprio gusto e la propria visione del mondo, utilizzando “disegni” esistenti.
No English translation in this post, because I wrote from a “shipping to Italy” point of view, but there is interesting news for everyone reading it with Chrome translator
Inizio a scrivere questo post un po’ sfiduciata, ma il mio povero portafoglio è molto contento
Sarà un post-in-progress, anche se non so come farò a farlo ricomparire aggiornato con le ultime cose, cioè i miei pensieri sulla base di quel che succede e le novità. Non saranno tutte le uscite, solo cose che a mio giudizio meritano il mio tempo e una vostra occhiata. Sarà a puntate? Probabilmente!
Immagine Natalizia che stavolta ho poco manipolato perché era perfetta – Canva
Per cui, vi rimando come sempre all’aggiornatissimo blog di Maria 🔗Beauty Detective, dove potrete trovare TUTTO quel che esce, fare scelte e valutazioni sulla base del VOSTRO criterio di giudizio, dei vostri gusti e non dei miseri miei😅
E vi ricordo anche il blog di 🔗ReallyRee e il canale YouTube di Renu 🔗Cosmetopia Digest per l’analisi per filo e per segno.
Bene, veniamo alla prima delusione, la più cocente perché le aspettative erano alte.
CultBeauty Advent Calendar
Immagine del calendario di Cultbeauty come da loro sito
Il calendario di 🔗Cultbeauty. 🔗Svelato in settimana, verso sera, c’era da non dormirci la notte🤪 (perché???🥲🙏🙏🙏)
Non starò neanche a analizzare, perché non c’è niente che io trovi attraente. Prodotti carini 2/3. Prezzo: 225£ (🤦🏻♀️), più o meno come l’anno scorso ma allora era stupendo. Qui il post in cui ne ho parlato, verso la fine della parte in italiano.
🔗Qui comunque ci si può iscrivere alla lista d’attesa sul sito di Cultbeauty e provare (?) a vincere i premi in palio
Era quello su cui avevo puntato tutte le fiches, quindi anche quest’anno NON prenderò un calendario.
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MINTDBOX
Primi Spoiler per MINTDBOX
Spoilerati ieri i primi 4 prodotti del calendario che sarà una collezione di soli 12, non si sa ancora se tutte full-size, lo spero. Perché il prezzo è da capogiro e non credo si possa pagare con PayPal, quindi spezzare il pagamento in 3 rate.
Questo era un bellissimo sito per le beauty box, peccato che dopo la Brexit sia diventato assolutamente non conveniente, almeno per noi italiani: spese di spedizione e prezzi in € fuori controllo, anche se non so come si regoleranno col calendario.
Al blog di Mary, sempre la prima a pubblicare le uscite, il calendario è prezzato 230£. Se invece si va sulla 🔗pagina del negozio dall’Italia, il prezzo risulta essere di 334€ (mi pare ci sia un errore nel cambio!). Vedremo gli sviluppi di questo intrigo internazionale. E anche gli altri spoiler. Ho provato due prodotti su 4 (la maschera di Oskia e la renewing cream di ThenIMetYou) e son davvero partiti forte🚀. Purtroppo anche i prezzi sono da iperspazio siderale🤷♀️🙆🏻♀️
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SPACENK
Foto Calendario SpaceNK con scatola
Anche qui io non trovo la motivazione perché sono una brutta persona. Ma ha comunque 13/14 prodotti interessanti anche se non sono tutte full-size.
Migliore di quello di Cultbeauty (basta poco), costa 270€ e a 🔗questapagina ci si può iscrivere alla lista d’attesa e anche qui sperare (🤷♀️?) di vincere qualcosa.
Foto Calendario SpaceNK solo prodotti
Resta il dubbio sul prezzo delle spedizioni in Italia, normalmente di 20€ fissi -vedremo sul calendario- e sulle procedure doganali (richiesta di documenti per sbloccare il pacco) che mi auguro siano state eliminate, ma non ho trovato esperienze in merito su Instagram. Se avete comprato dall’Italia negli ultimi mesi, fatemi sapere🙏
SpaceNK è un altro negozio inglese che secondo me sta pagando duramente la Brexit, o meglio: la fa pagare ai consumatori. Peccato: bei ricordi di quando tutto era più semplice e l’Italia non aveva norme assurde sull’importazione dei cosmetici (non ho provato nel 2023 ma ce le portiamo/portavamo? dietro dal 2020=covid)
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Harrods
Per chi fosse interessatə, già disponibile 🔗per l’ordine qui, spedizione in Europa a 25€, prezzo 250£, al cambio mentre scrivo 290€ circa, follia. Ci sono una decina di pezzi interessanti ma 🔗 non tutte full size, apparentemente. Mah
Panoramica prodotti Calendario Harrods
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LIBERTY LONDON
Calendario Liberty
Già disponibile per il preordine sul loro sito qui a 250£, c’è anche tutto l’elenco prodotti. La spedizione in Europa dovrebbe essere gratuita sopra 175£.
Poco interessante per i miei gusti, ma io non sono tutto il mondo e non conosco tutti i prodotti.
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SELFRIDGES
Selfridges Calendar
Altro calendario di poco/nessun interesse per me, lo posto per informazione e per chi ha necessità, disponibilità e gusti e diversi dai miei.
Calendario che posto solo perché è bellissimo da vedere e molto inglese🇬🇧 e festivo ma NON è (al momento) disponibile per la spedizione in Italia. Vedremo se sarà modificato qualcosa nei prossimi mesi.
La cosa carina, a parte vedere finalmente qualche novità e differenza rispetto agli altri, è che ci siano molte full size di pregio.
Fortnum&Mason’s elenco prodotti in foto
Qui il link per il preordine, magari qualcuno riesce ad averlo per vie traverse? No idea. Il prezzo è molto alto anche qui: 350€ (🙆🏻♀️)
Tuttavia le offerte per l’avvento e l’A/I non si limitano ai calendari multimarca.
Ci saranno “box festive” sia realizzate dai negozi (multimarca) sia dai singoli marchi, oltre ai calendari monomarca. Solitamente non prendo in considerazione questi ultimi, perché ci sono troppe taglie ridotte (mini/travel/deluxe) vs un prezzo assurdo. In più non è facile trovare un marchio di cui si apprezzi tutto o quasi e in cui tutti i prodotti si adattino alle nostre esigenze.
Staremo a vedere. Come sempre: occhio alletaglie! -ml-
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P.S.
Buttiamo un occhio anche alla pagina di Caroline Hirons che periodicamente realizza dei set di full size -abbastanza costosi, tbh– e farà sicuramente delle cose pre-natalizie
Kit non natalizio, attualmente in vendita sul sito di Caroline Hirons =167£ – spedizione gratuitasopra i 100€ ma comunque supercostoso ~ 200€