Fotografia di moda

Bruce Weber, dall'America dei sogni (anche infranti) a quella di Blauer, dai ricordi d'infanzia al suo nuovo libro, My Education

Il fotografo ha firmato l'ultima campagna autunno inverno 2025 2026 di Blauer e, per l'occasione, ci ha raccontato il dietro le quinte del suo lavoro nella moda. Dagli inizi a oggi
Bruce Weber
Bruce Weber

Il fotografo di moda Bruce Weber si racconta a Vogue Italia, dall'America dei sogni (anche infranti) a quella dell'ultima campagna di Blauer, dai ricordi d'infanzia al suo nuovo libro, My Education

Il lavoro del fotografo di moda Bruce Weber è legato a una visione degli Stati Uniti che ha segnato l’immaginario collettivo: quella di un'idealizzata America rurale, sportiva, solare, sensuale - e al contempo umana. Non c'è da stupirsi, quindi, che un brand profondamente statunitense come Blauer abbia chiesto a lui di scattare la campagna autunno inverno 2025 2026. «Questa proposta mi ha subito incuriosito», ci racconta Weber, «ho iniziato a spulciare nell'archivio di Blauer e ne sono rimasto affascinato. In particolare, a colpirmi è stato quel tipo abbigliamento che si ispira alle uniformi, anche militari. Mi ricordava il lavoro di Paolo Di Paolo, un fotografo italiano che viveva a Roma e su cui ho girato un film. Nella sua vita, Di Paolo ha lavorato con le forze dell'ordine (divenne fotografo ufficiale dei carabinieri, ndr) e, proprio come per Blauer, la narrazione di quell'estetica è sempre rimasta impressa nella mia mente».

Bruce Weber
Bruce Weber

Gli scatti di quest'ultima campagna, ambientati di uno spazio dallo stile piuttosto urban, hanno come filo conduttore il tema della famiglia, scelta da Weber in quanto sinonimo di legami, affetti, connessioni. Per l'occasione, abbiamo parlato con il fotografo del dietro le quinte del suo lavoro. Dagli inizi a oggi.

Credo che il rapporto con la propria famiglia segni tutti in modo profondamente diverso. Per lei e il suo lavoro, inteso come la costruzione di una significativa identità stilistica nella fotografia, quanto e in che modo è stato importante?

La mia grande ispirazione per questo servizio è stata mia sorella, Barbara, purtroppo scomparsa prematuramente. Io e lei eravamo molto diversi: io ero timido, un po' nerd, lei l'esatto opposto. Ricordo che faceva impazzire i miei genitori. Barbara lavorava nella musica, con persone come David Bowie, Patti Smith, Tom Waists, e aveva una vita piena. Questo mi ha sempre ispirato. Anche io volevo vivere intensamente come lei, e quell'intensità ho cercato di riproporla, a modo mio, attraverso le fotografie. Quando scatto, infatti, mi concentro di più sulla vita delle persone rispetto a ciò che indossano. In molti mi chiedono come sia possibile, dato che sono un fotografo di moda, eppure il mio obiettivo, alla fine, è sempre stato quello di far sentire le persone viste, amate, attraverso le foto. E, lo ammetto, la fotografia, per me, era anche un mezzo per essere popolare a scuola, per incontrare persone interessanti.

Bruce Weber
EvotoBruce Weber

Cosa pensa sia necessario per ricreare quel senso di familiarità sul set?

Quando sono sul set porto sempre con me i miei vinili. Da Blauer, probabilmente, era musica che nessuno conosceva: tutto il cast era molto più giovane di me! (ride, ndr). Voglio che i modelli se la godano ma, al contempo, è importante che tutti si sentano coinvolti, che a ognuno di loro importi davvero di quello che stiamo facendo.

E a proposito di modelli, ha posto molta attenzione anche sul cast della campagna, decisamente ampio. Al giorno d’oggi, cosa pensa che serva per mettere insieme il giusto cast?

La diversità è senza ombra di dubbio molto importante. È una ricchezza. Inoltre, però, ritengo che sia fondamentale trovare interessanti le persone che verranno fotografate, avere voglia di conoscerle davvero. Mi piace mettere insieme persone che penso possano andare d'accordo, che parlino tra di loro. A volte mi è capitato che qualcuno si sia sposato! Isabella Rossellini, per esempio, ha conosciuto il suo futuro marito, Jonathan Wiedemann, sul set di una mia campagna per Calvin Klein.

Bruce Weber
Bruce Weber
Bruce Weber
Bruce Weber

La magia può accadere anche sul set…

Sì, proprio come succede sui set cinematografici. Lo stesso discorso vale per la moda. Sai, il cinema e le riviste italiane sono state di grande ispirazione per il mio lavoro. Ricordo, in particolare, i servizi di Giorgio Armani su Vogue Italia. Erano gli anni '80 e '90 e tutti volevamo essere un “uomo Armani”, ispirarci a lui, dopo aver visto quelle foto. Anni dopo ho anche avuto l'occasione di lavorare con il Signor Armani e gliel'ho confessato. Ci abbiamo riso su.

Un tempo, la sua visione degli Stati Uniti coincideva con il cosiddetto "sogno americano", fatto di libertà, autenticità e possibilità. Oggi, però, quel sogno sembra essersi incrinato: tra divisioni sociali, disillusione e crisi di diversa natura. Lei come lo percepisce oggi? Ritrova ancora qualcosa di quel sogno nel presente, o sente che appartiene ormai al passato?

A chiunque viva all'estero dico di venire negli Stati Uniti e fare un viaggio in macchina, visitare i posti meno battuti, come la costa nord del Pacifico o il deserto, la parte Ovest del Texas. Quando viaggi, ti rendi conto di quanto questo Paese sia grande e diverso. Oggi non stiamo vivendo il nostro momento migliore, ma suggerisco comunque a tutti di dargli una chance.

Bruce Weber
Naomi Campbell and her fan club, New York City, 1994.
Da My Education
Bruce Weber

Le fotografie della campagna di Blauer sono state scattate a Miami, la città dove vive ormai da diverso tempo. Cosa l’ha spinta a trasferirsi proprio qui, e in che modo questa città la ispira? La percepisce diversa rispetto a quando ha deciso di viverci?

È molto diversa oggi rispetto a quando ho deciso di viverci, alla fine degli anni '90. All’epoca era una città sul mare un po' pigra, stravagante e sexy. Ora ci sono molte più aziende, produzioni, persone in giacca e cravatta. La città, però, conserva ancora un po' di quel fascino, date le tante culture diverse che convivono in essa. Ho scelto di scattare la campagna di Blauer a Miami soprattutto perché è un posto che mi è familiare, e volevo che trasparisse dalle foto.

Evoto
Evoto

Nel corso della sua carriera ha rivoluzionato il modo di rappresentare la mascolinità in America e non solo: più emotiva, più dolce, più fluida. Se ne è reso conto fin da subito?

No, non lo avevo realizzato: fotografavo gli uomini perché avevo tanti amici a cui volevo assomigliare! (ride, ndr). Uno dei miei primi soggetti è stato il mio compagno di stanza dell'università – la New York University – cresciuto in una fattoria in Illinois. Ricordo che si era costruito da solo la sua moto e, in primavera, dopo aver finito le lezioni, andavamo in giro a scattare foto di lui in sella. Non pensavo di star facendo nulla di straordinario, però ricordo che, all'epoca, nessuno voleva fotografare gli uomini, che invece rimanevano sempre sullo sfondo. Ecco, forse sì, nel fotografarli mi rendevo conto di star facendo piuttosto qualcosa di nuovo.

Bruce Weber
Chris Ives, Adiromdacks, New York 1983.
Da My Education
Bruce Weber
Bruce Weber
On leave in Waikiki, Hawaii, 1982.
Da My Education
Bruce Weber

Il suo libro più recente si intitola My Education, come una mostra sulla tua fotografia tenutasi a Praga negli scorsi mesi. Le va di raccontarmi il percorso che ha portato alla creazione del libro?

Con My Education volevo comunicare che essere un fotografo ti mette in una condizione vulnerabile. Questo mestiere può portare ad affrontare anche tanti problemi, addirittura dei traumi: se non lo si ama, è meglio non farlo. Volevo anche trasmettere l'idea di prestare attenzione alle persone che ci circondano, anche quelle più adulte. La mia sensibilità, per esempio, credo venga dai miei genitori, che avevano uno spirito un po' selvaggio, decisamente bohémien. Anche una mia professoressa della scuola di recitazione è stata molto importante per la mia carriera, perché mi spingeva a dare di più. Il libro, infatti, è dedicato a lei e a mia moglie. Alle persone che mi hanno sostenuto.

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