Newspaper Print, conosci la storia della stampa di giornale? Ideata da Elsa Schiaparelli, resa mitica da Carrie Bradshaw, avvistata sulle passerelle Resort di Chanel e di Dior e in street style indossata da Rosalía
La carta stampata non potrebbe essere “materia” più attuale. Diviene infatti il punto focale della trama de Il Diavolo veste Prada 2, uno spaccato sul giornalismo attuale, preziosissimo quanto a rischio. Affrontare questo argomento è la ragione principale per cui i quattro protagonisti del cast hanno acconsentito a partecipare al sequel, 20 anni dopo il mito del primo film - e libro - cult. «L'unico modo per cui avremmo firmato», spiega Meryl Streep in una recente intervista alla BBC News. A The Business of Fashion (bof), sempre l'attrice che interpreta Miranda Priestly, direttrice di Runway Magazine, ha dichiarato che «il giornalismo è ancora dannatamente importante».
Il film rispecchia gli sviluppi odierni di un mondo che vede la diminuzione di giornali e professionisti, meglio detta alla Stanley Tucci (Nigel) come «la perdita di controllo a causa dei social media e dell'intelligenza artificiale». Il cast ha inoltre dichiarato che realizzerà un'asta degli abiti indossati nel film, a beneficio del comitato per la protezione dei giornalisti. Tra questi spicca un top d'archivio, a maniche lunghe, indossato da Emily Charlton (Emily Blunt) e firmato John Galliano per Christian Dior. Coincidenza o destino, si tratta di un esemplare “Newspaper Print”, stampa nata grazie a Elsa Schiaparelli e ora tornata in voga nelle collezioni Cruise di Chanel e di Dior.
Di recente Matthieu Blazy ha portato in scena la Newspaper Print per Chanel. E anche JW Anderson per Dior, ma in versione it bag. L'ultima star, in street style, è invece Rosalía
A Biarritz, per la Chanel Cruise 2027, il nuovo direttore creativo della maison ha fatto sfilare, su abiti e tailleur, una stampa di giornale, perché attratto dalla nota frase di Coco Chanel «amo leggere i giornali, come gli uomini».
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Guizzo simile - seppur con storia diversa - anche alla Cruise 2027 di Dior, la prima curata da Jonathan Anderson e che ha sfilato al LACMA di Los Angeles nella sera del 13 maggio. Galeotto un post-teaser su Instagram, che raffigura una borsa con l'iconica Newspaper Print, ideata da John Galliano negli anni 2000. La stessa che, in passerella, ha preso vita in un contesto decisamente cinematografico.
L'ultima avvistata è Rosalía, a Città del Messico, con un abito Desigual dalla stampa
newspaper appartenente all’archivio creativo del brand. Un linguaggio visivo irriverente, che da decenni contraddistingue il brand di Barcellona, e che oggi vive in una capsule collection ampia, dedica all'immaginario pop.
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Il mito della stampa di giornale su abiti e accessori la dobbiamo però a Elsa Schiaparelli
Era il 1935 quando Schiaparelli decise, per prima, di vestire le donne con la carta di giornale. Come ben descrive nella sua autobiografia Shocking Life, fu ispirata a creare, in questa stampa, «camicette, sciarpe, cappelli e ogni genere di assurdità da bagno» dalle mogli dei pescatori che, a Copenaghen, usavano fogli di giornale come copricapi.
Presto commissionò la creazione dei tessuti a Colcombet, per poi farli sfilare nella sua collezione di debutto, estiva, del 1935, Stop, Look, and Listen. La stampa altro non era che un collage di ritagli di stampe di giornali provenienti da Europa e Stati Uniti, che includevano recensioni (e critiche) di sue collezioni moda e suoi profumi. La potete ammirare alla mostra Schiaparelli: Fashion Becomes Art, presso il Victoria and Albert Museum di Londra, fino all'8 novembre.
Tale pattern divenne, ça va sans dire, popolare negli anni ’60 e ’70. Twiggy fu tra le prime a indossarlo, vennero creati bikini con questa stampa e molti servizi di moda dell'epoca vedevano protagonista tale tessuto, creato da più brand dei tempi. Nel 1993, anche Franco Moschino introdusse il suo motivo nella collezione Spring, ispirato da Schiaparelli. La Newspaper Print piaceva così tanto perché dava l'idea di poter usufruire di abiti e accessori come superfici narrative.
Nonostante le origini, associamo tale Newspaper Print all'era Dior di John Galliano (complice anche Carrie Bradshaw)
La collezione autunno 2000, per Christian Dior, sega una nuova era, contemporanea quanto eclettica. Complice la stampa detta “Gazette”. Diviene un pattern talmente iconico che John Galliano lo ripropone su altre passerelle, sia della maison francese, per cui è stato direttore creativo fino al 2011, sia del suo omonimo brand.
Ma il merito di diventare un vero mito va Carrie Bradshaw, la protagonista di Sex and the City che indossa il Newspaper Dress in due momenti specifici dello show, alternati da quotidiani - come il fittizio magazine per cui scrive, The New York Star - esibiti come borsette, e clutch “arrotolate” come magazine di moda. Il messaggio? Libertà di espressione e passione per la lettura di qualità, essendo lei una nota giornalista.
Nella modernità, questa stampa presenzia su numerose passerelle. Anche in formato “fisico”
Emilia Wickstead fa sfilare modelle vestite di tutto punto con in mano una copia del Wickstead Times, un giornale creato appositamente per gli ospiti dello show, ispirato al pioniere Christian Dior Daily, il primo stampato e portato in passerella a inizi Duemila. Segue, The Stella Times di Stella McCartney, mentre Bottega Veneta, lo arrotola direttamente intorno a borse cult.
All'appello non mancano nomi come Moschino, Versace, Balenciaga, Helmut Lang e Dior Men. A dimostrazione di una cosa: il giornalismo ha ancora un valore e solo noi, leggendo i giornali, e preferendo le notizie su carta stampata invece di scrollare istericamente i social media, possiamo renderlo cool e credibile. Oggi come ieri.
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